La Prima volta a Seccata

Personaggi ed interpreti:

  • Beppe Scaglia

  • Angelo Amerio(non scout)

  • Claudio Barison

  • Luisella Barison

  • Rossano Boscolo(non scout)

  • Marcello Brignone

  • Eliano Celeghini

  • Emilio Celeghini

  • Mario Garbizza

  • Franco Michielin

  • Cesare Mirai

  • Teo Piovano(non scout)

  • Elisabetta Serratore

La prima volta che siamo andati a Seccata c’era tanta di quella neve, ma tanta, ma tanta!
Nessuno di noi c’era mai stato; solo Beppe era andato una volta d’estate e non si ricordava neanche più tanto bene la strada.

Già si sa che gli scouts amano l’avventura…noi poi a quei tempi non resistevamo al fascino dell’incoscienza. Nella vecchia canonica avremmo trovato una stufa, della legna pentolame, attrezzi da cucina? Per precauzione era meglio portare con noi tutto l’indispensabile per la sopravvivenza. Avevamo anche alcune paia di racchette da neve fatte da noi (roba da ingegneria preistorica), ma che comunque ci sarebbero risultate molto utili.

Eravamo distribuiti in 3 o 4 auto, ben carichi d’armi, bagagli e viveri di sussistenza e di “conforto” (leggi: vino,grappa…). Arrivati a Frabosa Soprana lungo i bordi della strada c’erano dei muretti di neve ammassata dagli spazzaneve. Al bivio per la frazione Lanza-Serra la strada non era più agibile neppure con le catene; pertanto scarponi, ghette,zainoni stracarichi in spalla e …dai che si va! Mica sapevamo che dovevamo scarpinare in neve fresca per 6 Km circa.

Subito lasciate le macchine, la neve era pestata e compatta ed anche se avevamo da portarci addosso molto peso si marciava abbastanza spediti e così molti non s’erano presi con sé le racchette.

Beppe, Teo e Rossano conducevano il gruppo con sci e pelli di foca (erano gli unici un po’ ben attrezzati) ultimi, nelle retrovie, c’erano Eliano, Cesare (detto “Bimbo” ) ed io che, chissà per quale intuizione, ci siamo sobbarcati il trasporto delle racchette da neve anche degli altri.

Man mano che si procedeva la neve era più fresca e si sprofondava sempre di più. Dopo i Lanza, la neve era immacolata, nessun’impronta umana, solo tracce d’animali, alberi dai rami aggravati e un’aria tersa, pungente, i rumori del bosco ovattati…come se le lancette del tempo si fossero fermate.

Ormai si andava giù oltre il ginocchio e noi della retroguardia s’era fatta una sosta per mettersi le racchette. Era scomodo marciare chini sotto gli zaini e con le gambe larghe, ma il vantaggio d’avere le “ciaspole”era sensibile; infatti, un po’ per volta avevamo ripreso tutti gli altri (tranne quelli con gli sci). Quando raggiungevamo qualcuno gli davamo le racchette che c’eravamo portati dietro e così tutto il gruppo ha potuto proseguire più spedito.

Al giro del ponte vedo Marcello immerso nella neve fino al bacino; stremato si lascia andare da una parte. Dallo zaino semiaperto spunta il sacchettone del pane. Nel cadere di lato, le pagnotte saltano fuori e finiscono sulla neve. Qualcuna comincia a rotolare giù dal pendio verso il torrente inglobando la neve e formando delle piccole valanghe. Corro, non per aiutare Marcello, ma per salvare le pagnotte; m’inciampo sulle mie stesse racchette e finisco giù a capofitto. Dopo sovrumani ed estremi sforzi riesco a rimettermi in piedi; il pane, sparso qua e là, è stato quasi tutto recuperato (tranne qualche “biova” trasformata in valanga e finita nel torrente).

Poco oltre c’erano Franco e Luisella. A quel tempo erano ancora fidanzati e Franco per far bella figura con la sua ragazza s’era sobbarcato buona parte della roba di lei. Luisella è sempre stata magrolina e grazie al suo peso più leggero “zampettava” davanti a Franco riuscendo a tenersi a “galla”. Franco, sudato marcio, ad ogni passo sprofondava fino al cavallo. Non trascrivo le parolacce e le espressioni colorite che sono uscite dalla sua bocca, ma potete ben immaginare di che tono fossero. Diamo anche a Marcello e a Franco le ultime racchette di scorta che avevamo e così anche loro hanno trovato un po’ più agevole andare avanti.

Dopo 4 o 5 ore di marcia massacrante, ecco appare Seccata. (D’inverno in paese non rimaneva nessuno degli abitanti, che scendevano a Frabosa o in altre frazioni più a valle).

Il paese agognato era là davanti a noi, bello come un miraggio, immerso nel candore della neve incontaminata.

L’ingresso della casa è situato sotto un portico. La nevicata abbondante e la neve scivolata dal tetto avevano tappato l’arco, perciò abbiamo dovuto fare un buco nel muro di neve per poter entrare.

Rovistando nella cantina e nel sottoscala, siamo riusciti a recuperare della legna per accendere la stufa (l’unica che c’era ) che si trovava in sala da pranzo. Il caldo buono della legna che ardeva ci ha ripagato d’ogni fatica e nei giorni che siamo stati a Seccata, abbiamo in pratica vissuto in quella stanza: mangiare, dormire, giocare a carte, cantare…tutto lì dentro; la  sera si spostavano tavoli e sedie…sacchi a pelo a terra e …il “dormitorio” era pronto!

Sarà stato l’ambiente, la compagnia, l’allegria contagiosa, sarà stato che eravamo tanto più giovani…comunque quello è uno di quegli episodi che rimangono nella memoria, te lo porti dentro sempre, diventa mitico, epico, ti lascia una traccia nel cuore, ma anche un po’ di nostalgia per un tempo che non c’è più, e un velo di tristezza per la diaspora della vita che ha condotto altrove alcuni degli amici e per chi non è più tra noi.

 

Mario Garbizza

 
La stradina di arrivo a Seccata vista dal portico di entrata Il proseguo della stradina in mezzo al bosco La neve scende dal tetto!

 

Uscite del Chieri 1 a Seccata

Data Branca Collegamento
5-6 Febbraio 2005 Noviziato 2004-05 Uscita a Seccata
Noviziato 1990-91
Pasqua 1988 Clan 1987-88 Uscita di Pasqua a Seccata
1973 Clan 1972-73 Seccata col Bologna 5

 

 

Secondo me non ci crede nessuno...Ma vediamo quanti mi vengono a chiedere se e' vero!